- Lettera Settembre 2010

LETTERA DI SUOR EUGENIA – SETTEMBRE 2010

Bafana Bafana


“Siamo come nani sulle spalle dei giganti,

sì che possiamo vedere più cose di loro e più lontane,

non per l’acutezza della nostra vista,

ma perché sostenuti e portati in alto dalla statura dei giganti”

Bernardo di Chartres

(XII secolo)

Settembre 2010

Miei sempre più cari amici,

volevo scrivervi prima, ma come al solito arrivo in ritardo sui desideri. Ma ci ho pensato…. Poi, di qua, di là, tra piccoli e grandi, togliendo un giorno di ferie ad uno, chiedendo a mariti e moglie il sacrificio di portarmi…. per stare vicino ai vostri ragazzi.

Abbiamo bisogno di questi testimoni, in un mondo così frantumato, pieno di tanti rivoli dove manca un “fiume” abbiamo bisogno di gente che, zaino in spalla, percorra i sentieri che portano all’Uomo!

Ho preso questa foto (anche se i Bafana-Bafana sono andati poco più in là) perché il ragazzo che ha segnato il gol è nato e cresciuto nel ghetto di Soweto…. Soweto è stato il simbolo, per decenni, della lotta all’apartheid. Il 16 giugno 1976 la polizia carica gli studenti neri che non vogliono ritornare alla lingua afrikaans nelle scuole perché era la lingua degli oppressori…. muoiono, tra gli altri, 26 bambini. Da allora il 26 giugno è il giorno Mondiale del Bambino Africano. Il giocatore dedicherà il gol e la danza ai bambini di Soweto.

Mi viene in mente un episodio legato a Mandela. Dopo il verdetto, e quindi la condanna, viene condotto con gli altri a quella che sarà la sua dimora per 26 anni. I poliziotti gli intimano di andare più forte, il suo compagno gli dice: “Non dare retta, se chiniamo la testa subito, hanno già vinto!” E andarono piano.

Ho visto un documentario sulla resistenza in Germania durante il regime nazista. Una resistenza fatta dalla nobiltà, perché i più giovani erano tutti già inquadrati, ed il motto era “Et si omnes, ego non!” (seppure tutti, non io).

Penso che abbia ragione il profeta Quoelet: “C’è un tempo per ogni cosa… Niente di nuovo sotto il sole”. Ci scordiamo delle cose passate, in quelle di oggi si fa una fatica tremenda a vedere “il sole dietro le nuvole”, il futuro spaventa. Eppure io ho visto tanti segni di bontà, di dedicazione, di voglia di metterci del proprio.

Ho visto il Potenza 3 preparare una Route per Santiago di Compostela, con una voglia grande di mettersi in gioco per una strada verso il Signore.

Ho avuto la gioia ed il dono di essere nella comunità di Bose con il Carpi 5. Duro lavoro al mattino con due “fratelli”, Gian Matteo e Lorenzo, nel bosco. Alzata alle 5,30 per essere più o meno svegli alle Lodi con la comunità. Vedere questi ragazzi non fare una piega per la levataccia, il lavoro, l’essenzialità nel mangiare non mi ha fatto che del bene. Allora non esiste solo Ibiza, Malindi, ecc… c’è qualcosa di più nelle pieghe di questa storia, di questo mondo che sembra essere spazzato via da monsoni e frane! Vederli così raccolti, così partecipi anche nel pomeriggio, che era basato su alcune chiacchierate per terminare “i capitoli” (si chiamano così, nel Clan, i diversi argomenti portati avanti dal gruppo) fatti durante l’anno; mi ha dato fiducia e speranza che niente è tutto da rifare se sentiremo ancora nel nostro cuore: “Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato dal mondo”. Sono ragazze/i che dopo l’esperienza di Bose possono dare ragione della speranza che è in loro. Sono giovani che hanno capito un po’ di più chi è Gesù avvicinando questi monaci e queste monache e sforzandosi in una preghiera che non era sempre semplice.

Ed allora capisco che è troppo tragica la vita di oggi per non dare un pezzettino del nostro amore, per giocare a risparmiarci sul “L’Avete fatto a M
e”. “Aprite una porta, un rifugio a questa povera cristianità che non vuole inabissarsi. Vi domando una parola che recuperi, che, da materiale umano, ci faccia uomini.” (P. Mazzolari)

Ecco, io penso che questi ragazzi/e ci siano riusciti. Torneranno a Carpi all’università, al lavoro, alle 10.000 cose da fare con l’animo diverso: sapranno leggere l’alfabeto delle ferite: le più vere, anche se si è analfabeti.

E quindi, zaino in spalla, hanno dato una testimonianza ai monaci, bella… ci hanno promesso che manderanno la foto, a primavera, del bosco lavorato da loro. Hanno dato una testimonianza di gioia e di amore!

Mi è venuta in mente una lettera che Dietrich Bonhoeffer scrive dalla cella numero 32 alla sua fidanzata: “Quello che conduce dalla sottomissione alla fiducia è un cammino sempre nuovo e difficile: Dio annulla completamente i nostri progetti, ma solo per realizzare i suoi che sono migliori. Riesci a crederlo?”

Grazie ragazzi/e, mi avete dato tanto, soprattutto mi avete insegnato “che perdere la testa per poche decine di persone, troverai Dio come un premio” (D. Milani). Mi avete fatto capire quanto sia importante consolare…. è un mondo tremendamente ferito non solo da eventi terrestri (Pakistan, India, Cina, terremoti….), ma da “caverne di solitudine, di dolore, di amarezze….”. Sono ragazzi/e pronti a volare. E anche un grande grazie a Fratel Marco, Luciano, Silvio, Sorella Antonella, Barbara….. “Tutto è grazia!”

E poi c’è stata l’esperienza con il Clan Messina 10 sul sentiero della costituzione: “Montesole (Marzabotto) -Barbiana”. Cosa dire? Montesole… dopo aver visto il film “L’uomo che verrà” ti chiedi se questo è un uomo. Un giro, in silenzio, verso le parti che sono rimaste della grande rappresaglia delle SS del 29 Settembre – 3 ottobre 1944. Abbiamo avuto la gioia di andare alla Messa nel monastero dell’Annunziata: anche qui monaci e monache fondati da Don Dossetti, in un silenzio di preghiera per tutto ciò che le guerre di Montesole custodiscono! E’ stato molto toccante leggere la testimonianza di una delle maestre recitata da Fratel Luca tra le rovine della Scuola Materna e Oratorio (piccola cappella) dedicate agli Angeli Custodi. Qui hanno trovato la morte tanti bambini!!

E’ normale che ascoltando queste voci ti chiedi: “Ma Dio dov’era? Perché il Signore lascia correre queste cose?” “La croce è per attaccarcisi, è l’abisso dove Gesù diventa l’Amante, sanguina e sussurra ti amo”. “ Sogna bene chi ha mani e piedi nudi nella quotidianità, chi ha sogni senza data di scadenza, chi vede il mondo più bello per ogni sogno che diventa realtà, chi crede che la felicità sia un sogno comune a tutti”. I sogni smettono i panni ”spensierati” per diventare idee, progetti, intuizioni che svelino il costruttore di un futuro che c’è in ognuno. E allora forza ragazzi/e, c’è un mondo che sta crepando e ha bisogno urgente di giovani come voi, forza! Tanti stanno facendo il tifo per voi… correte, annunciate, gridatelo che c’è un Uomo che attende tutti!

Barbiana: ho fatto da sola l’ultimo pezzo di sentiero, quando si intravede la chiesa, la canonica e la casa del contadino… tutto rimasto com’era ai tempi di Don Milani. I ragazzi del Messina 10, con un altro gruppo del veneto (Cornuda) hanno lavorato per dare inizio a quello che sarà il sentiero della costituzione… Qui tutto parla ancora del grande sacerdote e maestro: la sua aula così povera, ma ricca di idee, la scuola per non restare dalla parte di chi non può dire neanche 10 parole!

Don Milani, persona con grandissime qualità, mandato a Barbiana con 100 persone sparse su questa collina del Mugello, senza acqua, luce, telefono, posta… Ma lui non si dà per vinto, ha trovato la strada per arrivare agli uomini… Abbiamo avuto la fortuna di avere con noi Michele Gesualdi e Giancarlo (tra i primi ragazzi). Sentire parlare di lui, qui… sentire com’era forte per essere prete sul serio tra gli emarginati di allora. Mi sono ricordata della frase che dirà ai suoi ragazzi prima di morire: “Adesso vedrete come fa un ricco ad entrare nella cruna di un ago”. Lui ha cercato di vedere, guardare, osservare… Si è sempre speso perché nulla andasse perduto! E ha pensato alle tante scuole che state costruendo in Africa: Kalundu, Goma….

Ai segnali, che arrivano, di una volontà di ripresa, questa Africa così bella, grande e così lasciata: se ne parla per uno, due giorni e poi tutto tace. Eppure mi avete sempre commossa per la generosità con cui rispondete ai nostri SOS. Da voi ho imparato tanto, ma soprattutto mi avete fatto capire come vi sentiate interpellati in questo costruire un futuro per un popolo, è come se sentiste nel vostro cuore: ”Ci viene dato un figlio!”, l’annuncio del profeta Isaia per l’arrivo del Messia.

Grazie del vostro buon cuore, grazie perché mi dite con i fatti “qual è la speranza della nostra chiamata” (Efesini 1, 17-18), grazie perché mi fate sperimentare che certi legami sono eterni… anche se non ci si vede, grazie perché siete buoni e mi date l’occasione di pensare che è sempre un ritorno a casa! Grazie perché mi dite che ogni tanto bisogna guardarsi con un occhio esterno così riusciamo a valutare quello che si fa con più amore.

“Anche tu sei mio fratello, anche tu sei uguale a me, non importa come sei… sei un ragazzo come me!”

Grazie a tutti voi che avete speso l’estate nel volontariato, nei centri estivi, nel lavoro tra le strade deserte. Inseguite e costruite ideali: e allora, coraggio… “Il Signore venga e cresca in te e sia una gioia grande che niente e nessuno potranno toglierti mai”. Abbiamo fatto l’esperienza, con questi ragazzi, che “quando il Signore chiude una porta è
perché apre un portone”. E nonostante tutte “le faide” (vendette) che sono nel mondo, mi avete dimostrato che c’è sempre una ragione per vivere e sperare.

“Non importa quante cose tu debba fare. Ogni ora ricordati che nella vita ti devi occupare di un momento per volta. Puoi affrontare qualsiasi momento, per quanto difficile, uno per volta. Oggi… l’unico giorno che hai, il giorno in cui dimostrare che sei in grado di dare un importate contributo”. L’abbiamo imparato a Bose, ne facciamo tesoro nei giorni che verranno….

Mi è venuta in mente una frase di S. Giovanni Bosco: “Ti voglio così bene che, se un giorno avessi soltanto non più che un pezzo di pane, io farei a metà con te!”. Ecco, di me pensate così: per tutto il pane condiviso, il lavoro, la tenda e la gavetta, i giochi e le preghiere… la tanta pioggia di Barbiana e lo zaino allagato!

Abbiamo imparato che il Signore non è invadente… continuerà a morire per “te”! Gesù muore per tenerci sempre abbracciati. E ci ripete: “Vieni con Me, insieme farai cose grandi”. “Noi camminiamo a tastoni, ciechi, rasentando un muro: giacciamo come morti nelle tenebre, urliamo come orsi e gemiamo come colombe in attesa della salvezza” (Isaia, 59).

Ancora grazie per ogni cosa, grazie a tutti quelli che ci seguono, grazie a quelli che non ci fanno mancare il loro appoggio, sostegno; grazie a tutti quelli che sentiamo amici (cioè tutti)!

E finisco proponendovi una grande iniziativa: c’è la proposta di assegnare il nobel per la pace 2011 alle donne africane. Il comitato di coordinamento di 47 associazioni di solidarietà, insiste. “L’Africa cammina sulle gambe delle donne”. Il continente è in cammino sui piedi delle donne che fanno la provvista d’acqua, raccolgono la legna, trovano il cibo, si mettono in salvo con i figli dalle siccità, dalle guerre. E’ la fatica delle madri… “L’Africa in cammino merita il Nobel”. Noppew “Nobel prize for African women!”.

Il sinodo sull’Africa, ottobre 2009, si concluse con il forte invito dei vescovi africani: “Africa, alzati e cammina!” Ma le mamme sono in piedi da secoli e camminano sempre. Vuoi sostenere la campagna del Nobel? Rivolgiti al Cispi (tel. 06.5414894, e-mail info@noppew.org)

E chiudo dicendo “waka, waka” cammina, cammina! “Oggi è il tuo giorno, lo sento, ti sei aperta una strada, credici, se cadi rialzati… quando cadi rialzati” Waka waka…

Con affetto grande, vi abbraccio…. Buon anno di attività!

Sempre con grande riconoscenza ed affetto. Grazie di tutto, grazie per sempre, un bacio

Suor Eugenia

P.S. Vi chiedo un piccolo favore: quando mi telefonate e non c’è comunicazione, per piacere, lasciate il vostro nome perché non ho più la memoria (del telefono, intendo). Ciao a tutti!

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Что ты собираешься сообщить родственникам в Эмбере.

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